Progetto Itaca: nuove vie di comunicazione e di ricerca della propria individualità all’interno di una collettività - Quarto Anno Rondine
352023
post-template-default,single,single-post,postid-352023,single-format-standard,eltd-cpt-1.0,ajax_fade,page_not_loaded,,moose-ver-1.2, vertical_menu_with_scroll,smooth_scroll,blog_installed,wpb-js-composer js-comp-ver-4.9.1,vc_responsive

Progetto Itaca: nuove vie di comunicazione e di ricerca della propria individualità all’interno di una collettività

L’esperienza del laboratorio teatrale dei ragazzi del Quarto Anno di Rondine narrata dalla regista Laura Fatini

 

“Quando ti metterai in viaggio per Itaca

devi augurarti che la strada sia lunga

e fertile in avventure e in esperienze…”

 

Il laboratorio teatrale ITACA che i ragazzi del Quarto Anno di Rondine hanno svolto quest’anno, è iniziato il 14 settembre 2017 e si è sviluppato per 16 incontri settimanali di 2 ore ciascuno per terminare con lo spettacolo finale il 15 dicembre durante la Festa degli Auguri di Rondine.

Itaca è un progetto (che comprende un laboratorio teatrale ed uno spettacolo) destinato a ragazzi da 16 ai 20 anni sul tema dell’attesa, è un contenitore aperto a innesti sempre nuovi che vengono proposti durante il laboratorio teatrale dagli stessi partecipanti.

L’ideatrice del progetto Itaca è Laura Fatini, regista teatrale che insieme al tutor Enrico Sorbera, hanno diretto gli incontri insieme ai ragazzi del Quarto anno di Rondine. Tutto è risultato molto stimolante per i partecipanti, che di volta in volta hanno declinato l’attesa secondo le loro più personali inclinazioni.

Il laboratorio del progetto Itaca prevede una parte di apprendimento dei rudimenti della tecnica teatrale (gestione dello spazio, della voce e del corpo) e una parte di studio della relazione io-tu al fine di costruire un gruppo coeso e pronto per l’azione teatrale.

I ragazzi del Quarto Anno di Rondine hanno sviluppato principalmente gli esercizi di propedeutica teatrale, incentrando il loro lavoro sulle vie di comunicazione, piuttosto che sull’arte della recitazione.

La finalità del progetto è l’allargamento del campo espressivo della persona sia fisico che vocale, personale e inter-relazionale; il teatro vuole diventare il mezzo e non il fine, di una crescita completa del ragazzo che si confronta con i propri limiti e le proprie possibilità.

Ai ragazzi sono stati proposti vari esercizi/metafore che li hanno coinvolti in vari aspetti: esercizi sullo spazio e sul ritmo, altri di gruppo sull’ascolto dell’altro, momenti di condivisione sul ruolo del teatro come possibile mezzo di comunicazione del sé, giochi di attenzione visiva, studio della voce, associazione voce-movimento, esercizi di abilità, esercizi in coppia sul movimento e il contatto e il contact improvisation.

Quest’ultimo prende spunto da cenni di improvvisazione teatrale della tradizione russa (Cecov-Stanislavskij) e ad ogni partecipante viene proposto di scoprire le proprie potenzialità al fine di creare una nuova opera teatrale, esplorando allo stesso tempo un potente mezzo espressivo.

Lo spettacolo non è certo l’obiettivo principale del laboratorio, ma è un banco di prova del progetto. I ragazzi hanno vissuto questo momento in modo emozionante, e sono stati messi alla prova dal punto di vista emotivo ed organizzativo.

Andare in scena insieme significa imparare a gestire la paura, lo stress, gli imprevisti: gratifica il gruppo e fa sentire il singolo attore parte di un meccanismo che lo sostiene e lo incoraggia ad agire. A dare il meglio di sé.

Alcuni ragazzi hanno espresso la volontà di non partecipare direttamente come attori allo spettacolo e gli sono stati affidati dei ruoli tecnici come il direttore di scena e i servi di scena.

Tutti, secondo le loro capacità e la loro volontà di recitare, hanno preso parte allo spettacolo: hanno scelto personalmente i costumi del proprio personaggio, la sua identità e le battute da dire. Insomma si sono spesi in prima persona.

Un gruppo di ragazze hanno proposto una canzone da cantare e suonare durante lo spettacolo, creando un momento molto toccante insieme alle azioni dei loro compagni. L’apporto personale alla rappresentazione ha garantito un ottimo esito finale del laboratorio.

Rondine ha voluto presentare l’attività teatrale ai ragazzi come una possibilità per esplorare nuove forme di comunicazione: attraverso la voce, l’espressione corporea, la conoscenza delle proprie capacità e della propria energia. Ogni ragazzo ha accolto in maniera differente gli esercizi proposti, a seconda della propria attitudine e del proprio interesse nei confronti del teatro. Si sono posti in maniera positivamente critica di fronte alle proposte dei tutor, decidendo in autonomia se partecipare o meno ai giochi. I tutor hanno calibrato il programma didattico incentrandosi sulle tematiche che ai ragazzi interessavano di più, ma hanno saputo anche proporre loro delle sfide.

Il gruppo dei ragazzi è davvero eterogeneo, composto da elementi più maturi e elementi che ancora devono crescere, ragazzi più estroversi e ragazzi più timidi. Ma la cosa davvero positiva è che come gruppo hanno saputo trovare forza uno dall’altro, esortandosi o nascondendosi nella massa per non apparire in evidenza. La maggioranza del gruppo ha dimostrato di avere una forte autocoscienza e una buona volontà, lavorando con i tutor senza temere il confronto diretto, ma argomentando le loro scelte e decisioni.

Preziosa è stata la collaborazione tra lo staff di Rondine e i tutor del laboratorio in tutto il percorso di realizzazione, dallo spettacolo, alla logistica, all’allestimento.

L’obiettivo del laboratorio era quello di proporre l’arte teatrale come una via di espressione e di ricerca della propria individualità all’interno di una collettività; si può dire davvero che l’obiettivo è stato raggiunto.

 

Laura Fatini

AUTHOR: webdesigner@
No Comments

Sorry, the comment form is closed at this time.