Outdoor Adventure: Quando la formazione esce dall'aula per insegnare il valore delle sfide. - Quarto Anno Rondine
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Outdoor Adventure: Quando la formazione esce dall’aula per insegnare il valore delle sfide.

Gli studenti del Quarto Anno Liceale di Rondine, inseriti nell’innovativo progetto Ulisse, sono alla continua sperimentazione di metodi formativi in grado di trasmettere non solo conoscenze tecniche, ma anche sociali e relazionali.
Ecco il valore aggiunto del percorso di studio che ancora una volta ha messo i ragazzi di fronte a delle sfide, prima di tutto con sé stessi.
Outdoor Adventure è stata l’esperienza di formazione esperienziale che li ha portati per due giorni, il 27 e 28 settembre, lontani dal contesto abitativo quotidiano dandogli la responsabilità di autogestirsi, con la supervisione dei formatori Noam Pupko, Tommaso Reato, Maria Cristina Giannotti e Monica Coleschi, con l’obiettivo di sviluppare il proprio “saper-essere” all’interno di un gruppo.
Le giornate sono state strutturate con prove fisiche da superare, una fra tutte quella che li ha visti divisi in coppie in cui il “ragazzo-guida” doveva condurre il “ragazzo-bendato” ad una destinazione senza avere alcuna cartina o percorso prestabilito, ma con il solo ausilio di foto che rappresentavano parti del percorso; momenti di silenziosa riflessione personale che ha messo a dura prova i ragazzi e momenti di condivisione e supporto del gruppo.

“Essere insieme, come gruppo, lontano dalla propria “zona comfort”, riflettere su sé stessi e sui compagni che avevano accanto, o semplicemente condividere un pavimento come letto per dormire hanno contribuito ad innescare dinamiche personali e di gruppo.

Un’altra componente fondamentale è stata la scelta di fare a meno di cose, che nella quotidianità sono sempre date per scontate, in particolare dagli adolescenti, e che a volte costituiscono un ostacolo per le relazioni sociali: ad esempio il cellulare. Le prove erano rivolte a raggiungere un obiettivo che è stato chiaro ai ragazzi soltanto alla fine del percorso, infatti, la combinazione tra vivere l’esperienza come gruppo e vivere situazioni non sempre comode e semplici, dove non tutto è pianificato, li ha costretti ad andare ad attingere alle proprie risorse.” Racconta la professoressa e formatrice del progetto Maria Cristina Giannotti.

Stando alle riflessioni di Anna Gonano e Benedetta Fanfani, due delle studentesse che vi hanno partecipato, un altro momento importante è stato l’auto-organizzazione, preparazione e svolgimento della cena, reso ancora più significativo dall’assenza dei telefonini, i ragazzi hanno infatti potuto parlare e approfondire la conoscenza reciproca.
“Questa esperienza la porteremo con noi durante tutto l’anno”, concludono, perché hanno capito che ognuno di loro ha un ruolo all’interno del gruppo nonostante non sia riconosciuto come leader; la cosa importante non è tanto il riconoscimento quanto l’opportunità di stare insieme.

Il formatore e rugbysta professionista Tommaso Reato riassume l’esperienza notando che “il gruppo abbia espresso soprattutto un bisogno di inclusione, evitando e rimandando quelle azioni o quelle parole che avrebbero messo in discussione una rete di relazioni ancora in formazione. In questo senso, il potenziale del gruppo deve ancora esprimersi e potrà farlo nella misura in cui crescerà lo spazio  per la dissonanza, la creatività e un po’ di sana follia.”

L’esperienza offre un apprendimento che i ragazzi si portano “a casa”. “Il fatto che gran parte delle cose che i ragazzi hanno appreso, provato, sperimentato in quei due giorni sia “trasferibilenella loro vita futura mi porta ad affermare che tornare a casa è parte integrante dell’esperienza” conclude la Professoressa Giannotti.

AUTHOR: webdesigner@
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