Il Quarto Anno Rondine a Ginevra

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Un viaggio di istruzione tra diplomazia, diritti umani e scienza

Dal 10 al 13 febbraio la delegazione di Rondine – composta dagli studenti del Quarto Anno e dai giovani della World House – ha vissuto a Ginevra un’esperienza formativa intensa, pensata come percorso di approfondimento e confronto con alcune delle principali istituzioni internazionali. Un viaggio nato anche in continuità con il legame che unisce Rondine alle Nazioni Unite: dal 2021, infatti, l’associazione gode dello Status Consultivo Speciale presso il Consiglio Economico e Sociale (ECOSOC), che consente di contribuire ai lavori e ai processi di consultazione su temi di interesse globale.


Uno dei momenti più significativi si è svolto la mattina di mercoledì 11 febbraio, con l’incontro con il Rappresentante Permanente d’Italia presso le Nazioni Unite a Ginevra, l’ambasciatore Luigi Maria Vignali, e con il Rappresentante Permanente d’Italia presso la Conferenza del Disarmo, l’ambasciatore Leonardo Bencini. Durante il confronto gli studenti hanno posto domande dirette ai due diplomatici, portando dentro le sale della diplomazia lo sguardo e le inquietudini di chi sta imparando a leggere il mondo mentre il mondo cambia.

Tra le voci intervenute c’era Cecilia Conca, che a fine incontro ha riassunto il senso di questa opportunità: «Per me portare la mia voce e la mia presenza alle Nazioni Unite rappresenta la possibilità di ampliare il percorso che ho fatto come persona, che abbiamo fatto come gruppo a Rondine, verso un’istituzione che ci rappresenta, che è anche nostra, ma che spesso si sente lontana. Penso sia questa la parte più preziosa: portare la nostra curiosità di giovani, le nostre domande verso una realtà che può darci molte più risposte, ma anche molte più domande».

Nel cuore del Parco dell’Ariana, la delegazione ha poi visitato il Palais des Nations, attraversando sale e corridoi che hanno visto passare decenni di storia internazionale. Tra gli spazi più impressionanti, la Sala delle Assemblee, la più grande della sede, in grado di ospitare i delegati di tutti i 193 Stati membri delle Nazioni Unite. Davide Garino, studente del Quarto Anno, ha raccontato così l’impatto della visita sul proprio percorso: «Vedere che una realtà così piccola come Rondine, con i suoi principi, possa arrivare a qualcosa di così grande come l’ONU, mi ha fatto pensare di essere in qualcosa di più grande. Mi ha fatto capire che il mio desiderio di pace non è un qualcosa di ipocrita, che c’è una strada percorribile che dobbiamo decidere di intraprendere, anche se a volte può essere molto più faticoso di prevaricare sull’altro o di accettare che l’idea di qualcun altro prenda il posto della nostra».

Il giorno seguente il viaggio ha spostato il baricentro sull’impegno umanitario, con la visita al Museo Internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa e con un incontro presso la sede della Federazione Internazionale delle Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa. È qui che Gaia Frigeni, studentessa del Quarto Anno, ha messo a fuoco uno degli aspetti più difficili da guardare: quelli “invisibili” della guerra. «Per me visitare questo museo è stata una panoramica su vari tipi di sofferenza causata dalla guerra, non soltanto la morte, il lutto, ma anche quelli di cui si parla di meno, come il dolore di non sapere se un proprio parente è vivo oppure morto, come avere un parente o conoscente, un caro, che è prigioniero di guerra e non poterlo contattare. Ho avuto l’impressione che la Croce Rossa si occupi proprio degli aspetti più dimenticati dei conflitti armati: non solo quelli medici, ma anche i contatti tra i prigionieri e le famiglie, la ricerca dei parenti scomparsi, la catalogazione dei cadaveri». E ascoltando la testimonianza della Federazione internazionale, Gaia ha aggiunto un nodo cruciale: «Un’enorme sfida è restare imparziali, non prendere posizione perché si vuole aiutare l’umano a prescindere dalla fazione a cui appartenga. È veramente difficile».

A chiudere il viaggio è stata la visita al CERN, a Meyrin, appena fuori Ginevra: il più grande laboratorio al mondo di fisica delle particelle. L’esperienza è stata arricchita dall’incontro con Antonella Del Rosso, fisica e internal communications editor, che ha guidato la delegazione negli spazi museali e nei percorsi espositivi, aprendo anche una riflessione sull’etica e sui valori che muovono il centro. Ancora Gaia Frigeni ha indicato ciò che più l’ha colpita: «Soprattutto i tre principi fondativi: il divieto di effettuare ricerche in ambito militare, l’obbligo di condividere ogni scoperta con tutta la comunità scientifica, senza segreti, e il fatto che nessun Paese ha più potere degli altri».

Per Davide Garino, tornando a casa, la sensazione è stata quella di aver vissuto qualcosa di profondamente diverso da una “semplice gita”. «Fino ad ora per me la gita scolastica è stata un’occasione per passare del tempo insieme, senza badare davvero allo scopo della gita. Era un modo per staccare la spina. Invece in questa gita ho imparato che c’è un fine dietro tutto ciò, che i posti che visito hanno qualcosa da darmi, che possono arricchirmi e farmi cambiare visione. In questa gita la spina non l’ho staccata come ero abituato: ho cercato di seguire ogni incontro, ogni formazione, per assorbire il più possibile. Quando rifarò la valigia, non porterò solo ricordi e risate, ma tutto quello che mi hanno dato questi incontri e la condivisione con i compagni e i ragazzi della World House».

Elisa Zanaga, Rondinella d’Oro e Comunication Officer Quarto Anno Rondine