Cecilia Conca

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Mi chiamo Cecilia Conca, ho 16 anni e vengo da Osnago, un centro in provincia di Lecco. Frequento il Liceo delle Scienze Umane, un indirizzo che mi appassiona profondamente e che ogni giorno mi offre strumenti, prospettive e nuove domande.

Eppure sentivo il bisogno di andare oltre: oltre i miei schemi, oltre i miei riferimenti, oltre ciò che già conoscevo. È per questo che ho scelto Rondine.

Anaïs Nin scrive: “E arrivò il giorno in cui il rischio di rimanere chiusi in un bocciolo era più doloroso del rischio di sbocciare”. Questa frase dice esattamente ciò che provo: la necessità di mettermi in gioco, di uscire dalla mia comfort zone e di aprirmi all’ignoto.

Sono una persona che cerca costantemente nuovi stimoli, occasioni di crescita, spazi di confronto e di osservazione. Mi piace ascoltare, capire, lasciarmi interrogare dal mondo e imparare, poco alla volta, a costruire il mio modo di abitarlo.

Mi è sempre piaciuto restare un passo indietro, guardare il mondo scorrere. Amo osservare le persone nella frenesia delle stazioni: seduta su una panchina, mi perdo nei loro gesti, nei loro ritmi, nelle storie che immagino. È il mio modo di respirare il mondo, di comprenderlo senza doverlo attraversare per forza.

Ma oggi sento che osservare non basta più: ho bisogno anche di attivarmi, di entrare dentro alle cose, di metterci la mia voce e il mio passo.

A Rondine non sto trovando risposte preconfezionate, e forse è proprio questo il suo valore più grande. Sto imparando a cercare le risposte, a farmi domande più profonde, a mettermi in discussione. Sto scoprendo che accettare il cambiamento non è solo difficile: è un atto di coraggio che apre possibilità inattese.

Rondine, per me, è un’occasione per crescere come persona, esplorare nuove prospettive, allenarmi al dialogo, all’ascolto e alla convivenza. È uno spazio in cui, poco alla volta, posso “sbocciare”, senza paura dell’inverno.