fbpx
PERCORSO ULISSE: INTERIORITA' ED ESTERIORITA' COL PROFESSOR GIOVANNI GRANDI - Quarto Anno Rondine
350927
post-template-default,single,single-post,postid-350927,single-format-standard,eltd-cpt-1.0,ajax_fade,page_not_loaded,,moose-ver-1.2, vertical_menu_with_scroll,smooth_scroll,blog_installed,wpb-js-composer js-comp-ver-6.4.1,vc_responsive,elementor-default,elementor-kit-353622

PERCORSO ULISSE: INTERIORITA’ ED ESTERIORITA’ COL PROFESSOR GIOVANNI GRANDI

“Il “conflitto” è una esperienza ricorrente nella vita e ci impegna molto più di quanto ordinariamente non immaginiamo. È frequente inquadrarlo anzitutto come una tensione accesa e talvolta persino violenta tra “parti” in lotta: queste possono essere persone, gruppi e – naturalmente – Paesi. Quando vediamo esplodere queste contrapposizioni ci chiediamo come sia possibile far cessare il conflitto e riportare la pace: diamo così voce a quell’intuizione profonda che suggerisce che vivere bene significa stare bene nelle relazioni, diventando capaci di convivere con la diversità e di ospitarsi a vicenda. Allo stesso tempo però siamo portati a pensare che se non viviamo relazioni segnate dalla violenza o da difficoltà forti di rapporto con gli altri, allora il conflitto rimane una dimensione che non ci riguarda, che ci tocca poco. Riservando la parola “conflitto” ai casi di tensione accesa tendiamo a trattarlo come un’esperienza eccezionale e – al limite – patologica della vita. Al contrario il conflitto è precisamente la dimensione propulsiva dell’esistenza, e lo possiamo capire a patto di concederci due osservazioni.

La prima è che il conflitto è sempre il sintomo di una possibilità di cambiamento, e i cambiamenti – che sono sempre impegnativi – possono essere sia negativi che positivi. Non tutti i conflitti conducono alla guerra: accade anche che facciano emergere nuove sintesi, nuovi incontri, maggior bene per un intero contesto.

La seconda è che per favorire il buon esito di un conflitto occorre diventarne degli “esperti”, persone cioè che sanno riconoscere le situazioni di conflitto anche meno appariscenti e che progressivamente imparano ad abitarle, risolvendole in piccole ma continue occasioni di cambiamento verso il meglio.

Un “campo” di allenamento interessante e accessibile a tutti è la propria interiorità, che rappresenta probabilmente il primo luogo in cui facciamo esperienza del conflitto. Ogni decisione da prendere ne è una forma: “parti” di noi – se solo ci concediamo un po’ di ascolto di quel che si muove “dentro” – entrano in tensione e letteralmente prendono parola, dialogano e ci prospettano risoluzioni diverse, modi di vivere e di fare alternativi. Così ogni volta che ci “sentiamo combattuti”, ogni volta che qualcosa per un verso ci attrae e per un altro ci respinge, noi viviamo il conflitto. Esaminando queste situazioni così ordinarie possiamo anche capire che le tensioni hanno, ad esempio, bisogno di trovare parola – in noi e poi con gli altri –, perché quando manca la parola troppo spesso subentra come sostituto il gesto violento.

Viviamo un conflitto anche ogni volta che a valle di una nostra decisione le cose non vanno affatto come ci saremmo aspettati: cercavamo un nuovo equilibrio, nuova pace, ma il cambiamento che abbiamo introdotto genera maggiore difficoltà. Ancora una volta dentro noi stessi ci chiediamo perché abbiamo dato ascolto a un certo tipo di ispirazione, perché ci ha convinti e – in un certo senso – ci ha sconfitti: perché non ci siamo resi conto fin dall’inizio che una soluzione non era buona per la vita? E, alle volte: perché pur essendocene accorti, abbiamo lasciato prevalere quella “parte” che poi alla prova dei fatti ha effettivamente amplificato il male anziché il bene? E ancora: dopo aver riconosciuto il modo in cui il male è entrato in noi stessi e nella nostra vita, come risanare una ferita? Come occuparsene perché diventi – come diceva don Tonino Bello – una feritoia da cui vedere il mondo da una nuova prospettiva?

Decifrare queste diverse esperienze e imparare a sostenere il conflitto dentro se stessi è qualcosa di decisivo proprio per poter progressivamente affrontare anche le tensioni che si generano nelle relazioni interpersonali e tra gruppi: la cultura della pace, che non è una cultura della quiete ma piuttosto del cambiamento generativo, inizia dalla cura della dimensione e della vita interiore.

Il Percorso Ulisse proposto al QAR accompagna ragazze e ragazzi ad esplorare più in profondità l’esperienza del conflitto interiore, offrendo anche alcune chiavi di lettura antropologiche e proponendo una serie di esercizi guidati, utili per familiarizzare con la diversità e l’articolazione dei pensieri, dei sentiti e delle forme più tipiche di tensione che ciascuno sperimenta in se stesso. Il tempo di chiusura dell’esperienza liceale rappresenta una stagione di vita fondamentale per maturare la capacità di progettarsi, imparando ad intersecare le proprie traiettorie con quelle degli altri senza diventare nemici. L’esigenza di vivere relazioni autentiche e non superficiali, la percezione di essere sulle soglie di scelte importanti per la vita, consentono poi a tutti di affrontare la proposta formativa avendo con sé molto materiale da rivedere e da riordinare, molti pensieri da interrogare più attentamente, molti sentimenti da leggere nel loro messaggio. Si tratta delle condizioni più favorevoli per iniziare il “viaggio alla scoperta di se stessi”, delle difficoltà ma soprattutto delle opportunità che ciascuno ha per essere attrice e attore di buon cambiamento: Rondine QAR offre anche in questo modo un aiuto per spiegare le vele diventando attori di pacificazione”.

Professor Giovanni Grandi

Giovanni Grandi è professore associato di Filosofia Morale presso il Dipartimento di Filosofia, Sociologia, Pedagogia e Psicologia Applicata dellUniversità degli Studi di Padova; insegna Fondamenti Teorici e Storici di Antropologia filosofica e Antropologia applicata presso i Corsi di Laurea Triennale in Servizio Sociale e Magistrale in Scienze del Servizio Sociale del medesimo Ateneo. È stato Presidente del Centro Studi Jacques Maritain (Portogruaro, VE) e dell’Istituto Jacques Maritain (Trieste). È membro del Consiglio Scientifico dell’Istituto Internazionale Jacques Maritain e del Consiglio Direttivo del CIRFIM (Centro Interdipartimentale di Ricerca di Filosofia Medievale) dell’Università di Padova.” Dirige la Scuola di Antropologia applicata dell’Istituto Jacques Maritain. È direttore, insieme a Luca Grion, dell’annuario di filosofia “Anthropologica” (Ed. Meudon) e membro della Direzione della rivista “Dialoghi”, trimestrale dell’Azione Cattolica Italiana. Dal 1996 è in organico del Corpo Nazionale di Soccorso Alpino e Speleologico nella Delegazione del Friuli-Venezia Giulia.