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DAL BLOG MIGRAZIONE DI CONOSCENZA – “Gli insegnamenti senza tempo di Don Lorenzo Milani”

-> DAL BLOG MIGRAZIONE DI CONOSCENZA DI FONDAZIONE CON IL SUD, A CURA DELLA RONDINELLA VERONICA PINNA

Gli insegnamenti senza tempo di Don Lorenzo Milani

Una delle persone che sto imparando a conoscere quest’anno a Rondine è Don Lorenzo Milani, un uomo di cui purtroppo nelle scuole non si parla spesso o non si parla affatto, un uomo che ha lottato per il riconoscimento dell’obiezione di coscienza e per una scuola che valorizzasse i suoi studenti.
Quest’anno noi a Rondine abbiamo letto i suoi scritti, abbiamo incontrato la Fondazione Don Milani e siamo andati a Barbiana, il suo paese, tutto in vista dello spettacolo teatrale che stiamo preparando sulla sua figura.

Su una parete della scuola di Don Milani, a Barbiana, c’è scritto grande “I care”, cioè “Me ne importa, mi sta a cuore”.
Su una parete della nostra scuola noi invece vediamo ogni giorno la gigantografia di Don Milani e, sotto il suo volto, leggiamo le sue parole: “Dovevo ben insegnare come il cittadino reagisce all’ingiustizia. Come ha libertà di parola e di stampa. Come ognuno deve sentirsi responsabile di tutto.”.

L’11 febbraio 1965 i cappellani militari in congedo della regione Toscana scrivevano che l’obiezione di coscienza era un insulto a coloro che avevano sacrificato la propria vita per il sacro ideale di Patria e che la stessa, essendo contraria al comandamento cristiano dell’amore, era espressione di viltà.
Don Milani, in veste di maestro, si trovò a leggere questo comunicato con i suoi ragazzi, in quel piccolo paesino toscano in cui era stato mandato per punizione. Davanti a quelle frasi non poteva restare indifferente. Decise dunque di rompere il silenzio scrivendo la sua risposta ai cappellani militari, i quali a suo parere avevano ritenuto vili delle persone che si erano semplicemente rifiutate di lottare per un ideale di Patria che per primo non aveva rispettato loro e le loro convinzioni personali. Per questo fu denunciato e, non potendo presentarsi in tribunale per motivi di salute, scrisse una lettera di autodifesa, incaricando il suo avvocato di leggerla ai giudici.
Don Milani scrisse quella lettera ricordando sempre il coraggio di quei trentuno ragazzi italiani che in quel momento erano in carcere per degli ideali, perché amavano la legge al punto di essere disposti a pagare di persona per migliorarla, al contrario di coloro che pensavano che l’obbedienza a ogni costo fosse una virtù, coloro che si nascondevano dietro a un ordine per fuggire dalle proprie responsabilità e che si sentivano dispensati dal pensare e dal fare una scelta rischiosa e allo stesso tempo consapevole.
Lui scrisse quella lettera per i suoi ragazzi, tenendo sempre a mente le sue responsabilità di maestro. Il buon maestro non insegna che nella vita dobbiamo accettare ciò che ci viene lasciato da chi, venuto prima di noi, sostiene di averci lasciato il meglio, ma insegna sia a rispettare le leggi degli uomini che ad amare la legge giusta, e se si ama la legge giusta allora non ci si rassegnerà a una legge sbagliata, all’ingiustizia. Se il maestro insegna ai suoi ragazzi ad avere una coscienza, ma non quale coscienza avere, se egli insegna loro che saranno responsabili delle loro azioni e non che per i loro delitti pagherà chi li ha comandati, allora il loro rifiuto di obbedire a ciò che non ritengono corretto sarà il segno dell’amore costruttivo che provano per il bene comune e il maestro sarà stato un buon maestro.

Il pensiero di Don Milani è così attuale che non possiamo fare a meno di riflettere sul ruolo che abbiamo noi in tutto ciò che ci accade intorno. E allora pensiamo, sentiamo che qualcosa nel nostro comportamento non va bene, facciamo finta di capire, promettiamo di agire. E poi dimentichiamo.
E allora continuiamo a dare ad altri la colpa di avvenimenti davanti ai quali noi stessi abbiamo taciuto per paura di entrare in meccanismi più grandi di noi, continuiamo ad essere così tanto colpiti dai problemi da lamentarci per la loro gravità ma non abbastanza consapevoli da prendere in mano la situazione per cambiare il futuro. Oppure ci rassegniamo perché pensiamo che a nessuno importi ciò che abbiamo da dire. Ma non ci rimane veramente nient’altro che abituarci a un presente che appare eternamente immutabile?
No, io non credo. Abbiamo la possibilità di uscire allo scoperto, riconoscendo i nostri errori così come siamo bravi a riconoscere quelli altrui. Possiamo decidere da che parte stare. Abbiamo la possibilità di obiettare di fronte all’ingiustizia, sfruttando la libertà di parola che chiediamo tanto ma apprezziamo poco e usiamo male. Una voce testimone di pensieri ipocriti è inutile, inconcludente. Ma una voce testimone di pensieri consapevoli è grande, potente. Tanto più se chi li ha elaborati crede davvero nella causa per la quale combatte e sa che, comunque vada, la responsabilità di ciò che accadrà sarà sempre anche sua.

Veronica Pinna