PERCORSO ULISSE. TREKKING A RIDRACOLI CON LO STUDENTATO INTERNAZIONALE

/ Percorso Ulisse, QAR1

L’antico legame tra uomo e natura. All’interno del Modulo Vita, Salute e Sport del Percorso Ulisse, le Rondinelle del Quarto Anno sono andati alla scoperta di una delle aree forestali più grandi d’Europa: il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna. A cavallo tra la Toscana e l’Emilia Romagna, ha una superficie che si estende dal Monte Falterona fino al passo dei Mandrioli. Un’area che si può visitare sia a piedi, che in bici che a cavallo, su una rete escursionista oltre i 650 km. Un patrimonio immenso, non solo naturale ma anche storico.

Trekking nella Valle del Bidente di Ridracoli. Insieme ai Professori e ai ragazzi dello Studentato Internazionale di Rondine, gli studenti del #QAR si sono addentrati in una delle oasi verdi del Parco: la Valle del Bidente di Ridracoli. Luogo ricco di storia recente e passata, la Valle del Bidente di Ridracoli è un classico esempio di come un territorio possa cambiare radicalmente volto in pochi decenni. Una vicenda complessa che ha inizio con un fenomeno comunemente chiamato “esodo”, che vide a partire dagli anni ’50 la discesa della gente di montagna verso le valli e le città, in cui il boom economico prometteva livelli di benessere fino ad allora impensabili. L’evento che tuttavia ha cambiato maggiormente l’aspetto della valle è stata la realizzazione della Diga di Ridracoli, un invaso di oltre 30 milioni di metri cubi di acqua realizzato tra la fine degli anni settanta e l’inizio degli anni ottanta, che si dispiega per oltre 3 km all’interno del Parco Nazionale. Le Rondinelle hanno scoperto questa valle grazie al percorso del Sentiero Natura, recentemente realizzato dall’Ente Parco, nell’ambito del progetto Itinerer in collaborazione con il Gal L’Altra Romagna, consente di soffermarsi sui segni di un passato non troppo lontano e di osservare con occhi nuovi la valle, nei suoi aspetti storici e naturalistici, con uno sguardo a tempi in cui l’uomo non aveva ancora fatto la sua comparsa in questi territori.

L’Acqua bene comune, patrimonio universale. A far da protagonista, qui più che altrove, è l’acqua, bene prezioso e da tutelare, fondamentale per la vita dell’uomo e della natura. L’acqua, emblema di un’antica sinergia da riscoprire. L’acqua che solca e scava la Valle del Bidente, e che talvolta continua a muovere le pale dei mulini che un tempo punteggiavano i corsi dei fossi appenninici. L’acqua che oggi riempie la diga e disseta migliaia di persone in tutta la Romagna.

Per rendere il paesaggio, il paese vergine
Che il fiume docile a valle solo riempie
Del suo rumore di tremiti freschi, non basta
la pittura, ci vuole l’acqua, l’elemento stesso,
la melodia docile dell’acqua che si stende
fra le forre all’ampia rovina del suo letto,
che dolce come l’antica voce dei venti
incalza verso le valli in curve regali: poiché,
essa è qui veramente la regina del paesaggio.”

(Dino Campana, Canti Orfici)

Il Parco custode delle radici spirituali della Cittadella della Pace. Ci sono all’interno del Parco due poli di grande fascino ed importanza spirituale: il Santuario della Verna e l’Eremo di Camaldoli. Questi due – legati al fiume Arno sulle cui rive sorge la Cittadella della Pace – rappresentano le radici spirituali della Cittadella della Pace. Appena giunti a Rondine non si può fare a meno di ammirare il grande monumento simbolo dell’associazione: quattro rondini nel cielo azzurro, ognuna in volo verso uno dei quattro punti cardinali, tutte però ancorate a terra da tre maestosi massi, uno proveniente dall’Arno, uno dal monte della Verna, l’altro da Camaldoli. Sono le Rondini d’Oro che ritornano a casa con un messaggio di pace, nato nella Cittadella ma con profonde radici in quei luoghi che sedici anni fa hanno ispirato e guidato i fondatori dell’associazione verso un progetto di tolleranza e comunione.

 


 

PER SAPERNE DI PIU’… 

Il paesaggio del Parco è caratterizzato dalle rocce sedimentarie, prevalentemente arenarie intercalate a marne, che in Romagna appaiono frequentemente con caratteristiche scarpate stratificate, o con crinali spogli. È differente la conformazione nella zona sud-est del Parco, dove il Monte della Verna, con le sue rupi calcaree, si distingue in un paesaggio con ampie pendici tondeggianti interrotte da erosioni calanchive, che rivelano la presenza di argille. Il Parco eccelle, dal punto di vista naturalistico, come una delle aree forestali più pregiate d’Europa, il cui cuore è costituito dalle Foreste Demaniali Casentinesi, al cui interno si trova la Riserva Naturale Integrale di Sasso Fratino, istituita nel 1959. È anche un territorio con centri abitati ricchi di storia e di testimonianze artistiche e architettoniche, che si offrono al visitatore in una meravigliosa cornice naturale, ricca di flora e di fauna, tra cui spicca la più importante popolazione di lupo dell’Appennino settentrionale, nonché l’eccezionale presenza di cinque specie di ungulati: cinghiale, capriolo, daino, cervo e muflone.Il Parco comprende un’area nella quale l’uomo ha sempre vissuto e lavorato, ed è questo il motivo della presenza dei numerosi ruderi e borghi abbandonati nel suo territorio. A causa del massiccio esodo che si è verificato a partire dal secondo dopoguerra, il numero degli attuali abitanti del Parco è ridotto a circa 1.500 persone. L’area protetta si può visitare con piacevoli escursioni a piedi, in mountain bike, a cavallo o, in inverno, con gli sci da escursionismo lungo i circa 600 chilometri della rete sentieristica.

Il millenario manto verde. Al visitatore che raggiunge questi luoghi, risalendo le irte e selvagge valli dell’alta Romagna, o il corso del fiume Arno lungo lo storico e ricco d’arte fondovalle casentinese, oppure l’imponente valle del torrente Falterona nel versante fiorentino, il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi offre l’opportunità di scoprire una fra le foreste più antiche d’Europa. Foreste imponenti, ricche di boschi misti ricoprono infatti quasi tutto il territorio del Parco, al punto che lo si potrebbe attraversare in tutta la sua estensione senza mai uscire dal lussureggiante e rigoglioso manto verde che lo avvolge. Foreste millenarie, testimoni del continuo evolversi della natura e impregnate di storia, dove il rapporto con l’uomo ha radici lontane nel tempo e ben documentate fin dal 1012, allorquando San Romualdo diede vita all’Ordine dei Monaci Camaldolesi, che per secoli saranno custodi e gestori di questo patrimonio. Foreste rigogliose e prodighe di sostentamento e ricovero per tante piccole e grandi comunità, dalle quali si è tratto il pregiato legname per le impalcature di opere monumentali come il gigantesco Duomo di Firenze, o le travi lunghe e dritte per costruire le navi della flotta pisana. Foreste affascinanti nei loro colori, con tutte le tonalità del verde che in autunno esplodono in suggestive macchie di colore ambrate e rossastre; cariche di meditativi silenzi che in un attimo si possono trasformare in stupefacenti rumori, regalando l’occasione di avvistamenti e incontri da raccontare.

Camaldoli e il Sacro Eremo. La storia di Camaldoli ha inizio pochi anni dopo la fatidica ricorrenza del Mille ed è legata alla figura di San Romualdo, monaco ravennate che predicò la Regola di San Benedetto. Fin dall’inizio della sua plurisecolare storia Camaldoli divenne un esempio tra i più significativi di come la gestione monastica abbia contribuito alla conservazione e alla propagazione di valori ambientali e naturalistici. Già nel 1080 Rodolfo, quarto priore dell’Eremo, codificò le consuetudini di vita della comunità dei Monaci Eremiti di Benedetto e Romualdo nel primo di quei Codici Camaldolesi che rivelano questi religiosi come solerti custodi e sensibili curatori del patrimonio forestale: carichi di tensioni mistiche e spirituali, ma anche attenti ai numerosi problemi tecnici, economici e sociali che la conservazione di quel patrimonio comportava.

La Verna. Nel maggio del 1213 il conte Orlando Cattani di Chiusi in Casentino fece dono a San Francesco del Monte della Verna. È l’inizio della storia di uno dei luoghi più profondamente intrisi di misticismo dell’Occidente. L’impronta di San Francesco e della sua storia – lì Francesco da Assisi ricevette le stimmate – e il paesaggio unico al mondo, rendono La Verna un luogo straordinario. La rupe calcarea culminante nel Monte Penna – alla sommità delle cui pareti occidentali si affaccia la cittadella monastica – si alza bruscamente dal letto di argille su cui galleggia: lo scoglio roccioso emerge, ed è ricoperto, dalla foresta, conservata nella sua ricchissima varietà da quasi otto secoli di gestione francescana che vedeva il bosco come parte del creato attraverso cui si manifestava l’opera di Dio, e come tale da rispettare e venerare.

 

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